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Usabilità dei siti: come evitare l’affaticamento mentale degli utenti

Rileggo con piacere il libro “Don’t make me think” di Steve Krug e sorrido per l’importanza e ovvietà delle informazioni trasmesse, moltissime delle quali purtroppo, non sono mai presenti nei siti web.
Si parla di usabilità dei siti web e di regole per rendere il sito più efficace a prima vista per un utente medio.

Ma chi è l’utente medio?

L’utente medio autentico secondo Steve Krug, è un soggetto ben conservato e tenuto celato in un sotterraneo ermeticamente sigillato presso l’International Bureau of Standards di Ginevra.


Si può anche affermare che l’utente medio è la nostra vicina di casa, ovvero colei che sa vagamente di cosa ci occupiamo e che ha una capacità media di utilizzo della rete.

L’utente medio è colui che non conosce il nostro business e che guardando il sito, sarebbe in grado in pochi secondi e senza alcuno sforzo di capire dove si trova il menù di navigazione, cosa si vende o promuove nel sito, come funziona il carrello elettronico,  dove sono le sezioni principali, i contatti, ma soprattutto che riesca a svolgere tutti questi ragionamenti senza cicaleggi mentali.

 

Qual’è la regola dell’usabilità web?

Quando si parla di regole dell’usabilità, si sentono spesso menzionare norme secondo le quali:

  • Tutto ciò che è rilevante dovrebbe trovarsi a meno di 2 click di distanza;
  • Bisogna parlare il linguaggio degli utenti e del proprio target
  • Bisogna essere coerenti

Nulla di più vero, se non fosse altro che manca solo la regola principale suggerita da Steve Krug nel sopracitato libro, ovvero:

“NON FAR PENSARE L’UTENTE!”

Sembra facile e sembra sufficiente e invece questa prima regola va a braccetto con la seconda che è:

“SBARAZZATI DI META’ DELLE PAROLE DI OGNI PAGINA
E POI SBARAZZATI DELLA META’ DI QUEL CHE RESTA”.


Test di usabilità: la prova della massaia

Che lo vogliamo o no, tutti abbiamo una vocina interna con la quale facciamo i conti tutti i giorni e ad ogni ora.
Vi do una pessima notizia: il 98 % delle persone non sa gestire questa voce, il 2 % pensa di essere pazza e gran parte della popolazione fa i conti con una vocina depotenziante e che stimola all’abbandono di molte iniziative intraprese.
Ma non perdiamoci d’animo!
Il nostro scopo è quello infatti di eliminare il cicaleggio mentale
(cit. Steve Krug) che impedisce ai visitatori dei nostri siti web di navigare il sito, comprenderne i contenuti al volo e di compiere l’azione desiderata (acquisto, prenotazione, iscrizione alla newsletter, ecc…).

La nostra amica e vicina di casa massaia, oltre che soccorritrice indispensabile in caso di mancanza di sale a casa, ci potrà essere infinitamente d’aiuto anche per valutare i punti di debolezza dell’usabilità del nostro sito.
Ecco alcune delle domande mentali che un utente medio può porsi durante la navigazione di un sito:

  • Dove sono?
  • Da dove comincio la navigazione?
  • Dove hanno messo…….?
  • Quali sono le cose più importanti della pagina
  • Perché l’avranno chiamato così?

Capirete da soli che le suddette domande, quando vengono generate automaticamente dal cervello della persona, generano un eco vuoto e sordo che consente solo un consumo inutile di energia e di pazienza.
Al contrario le affermazioni che si dovrebbero generare nella testa dell’utente davanti ad un sito autoevidente o autoesplicativo,sono:

  •  “Oh, è un………”
  •  “Ok, c’è un….”
  • “Ok, questo è un……”
  • “Ok, è ciò che voglio!”
  • “Ok, la prenoto!”
  • “Ok, compro questo!”

Elementi web che ci costringono a pensare

Su un sito web quali sono gli elementi che ci costringono a pensare inutilmente?
Eccone alcuni:

  • Nomi di fantasia generati da un ufficio marketing fantasioso;
  • Nomi di prodotti o servizi specifici dell’azienda;
  • Termini tecnici poco conosciuti;
  • Pulsanti con colori poco usabili (es: un pulsante color rosso per procedere all’acquisto di un carrello elettronico);
  • Pulsanti contenenti scritte poco chiare;
  • Pulsanti ambigui realizzati con una grafica “economica” che ben si confondono con piccole immagini non cliccabili e altri errori di design;
  • Motori di ricerca interni del sito che consentono di fare una ricerca, ma solo dopo aver “settato” la metodologia di ricerca e/o le categorie di prodotti nelle quali cercare.
  • Link non evidenti (senza la sottolineatura classica)

Questi sono solo alcuni dei tipici errori che possono generare e amplificare un inutile cicaleggo mentale che farà pendere l’ago della bilancia del vostro utente medio verso una conoscenza “del tutto oscura” del vostro sito.

L’usabilità web invece è tutt’altro: si parla infatti di usabilità quando l’ago della bilancia pende verso “del tutto ovvio” nella testa del vostro cliente.

Potete difendervi quanto volete, affermando che: “Quell’utente è sfaticato e che bastano in fondo pochi millisecondi per avvicinare il cursore alla scritta per vedere se si tratta di un link realmente o no”.
E’ vero, il cicaleggio mentale occupa pochi nanosecondi nella mente, ma potete immaginare quanto rumore di sottofondo si genera sommando tutte le domande alle quali l’utente non trova risposta?

Come evitare l’affaticamento mentale degli utenti?

Per evitare l’affaticamento mentale degli utenti, la cosa più importante quindi è capire come eliminare tutti i punti interrogativi che possono crearsi nella testa dei vostri utenti.

Navigate alla ricerca di errori e di siti usabili, fate test sul vostro sito e permettetevi di far vedere le vostre pagine al vostro amico più critico che non lavori nel vostro stesso settore.

Il fine ultimo è quello di rendere ogni pagina autoevidente, in maniera che l’utente sappia già al primo sguardo di cosa tratta e come usarla.

 

Mettersi nei panni degli utenti e riflettere sulle critiche ricevute

La cosa più importante è solo capire il principio base dell’eliminazione dei punti interrogativi. Se lo fate, incomincerete a notare tutto ciò che vi fa pensare inutilmente mentre navigate il web, e alla fine imparerete a riconoscerlo e a evitarlo nelle pagine che state progettando.

Il vostro fine dovrebbe essere quello di rendere ogni pagina autoevidente, in modo che già al primo sguardo l’utente medio sappia cosa è e come usarla.

Creare pagine con una buona usabilità è come avere una buona illuminazione in un negozio: fa sembrare tutto migliore.

Usare un sito che non costringe a pensare e a soffermare l’attenzione su tutti gli elementi appare semplice e naturale ed eviterà di far perdere energia, entusiasmo e soprattutto la fiducia del nostro potenziale cliente!

(Fonte : Libro “Don’t make me think” di Steve Krug)

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